Gli occhiali attraverso i secoli

12.01.2013 10:10

 

Parliamo di uno degli oggetti che causa più diatribe nell'ambiente delle rievocazioni storiche: gli occhiali. Siccome oggi una percentuale più o meno attorno al 70% delle persone si trova suo malgrado costretto a portare gli occhiali, l'argomento tocca davvero una buona fetta della popolazione mondiale; spesso poi l'inconciliabilità di questo aggeggio troppo moderno -unito all'impossibilità di usare mezzi ancora più evoluti, ma per lo meno "invisibili": le lenti a contatto- compromette per molti la possibilità  di dedicarsi alla rievocazione storica, vuoi per ragioni di sicurezza, vuoi per esigenze di correttezza filologica.

Nel corso dei secoli, di occhiali ne è stata inventata un'enorme varietà di modelli: vetri per leggere, occhiali a perno, ad arco, con cordoncino, fassamani a forbice, lorgnette, monocoli e occhiali da parrucca.

Ma qual è la storia degli occhiali?

Ebbene, l'origine certa degli occhiali non è propriamente comprovata, più che altro ci si limita a considerare spesso i casi in cui "lenti per vedere" sembrano essere citate.

 

In passato spesso gli studiosi solevano per esempio vedere la primissima attestazione addirittura presso gli Antichi Romani, in quanto il folosofo Seneca pare che indichi nelle sfere di vetro un mezzo per ingrandire le immagini. Plinio invece scrive che Neronem principem gladiatorum pugnas spectasse smaragdo cioè "Il principe Nerone osservava i combattimenti gladiatori con uno smeraldo", frase che da taluni è intesa come testimonianza dell'uso di uno smeraldo a fini ottici. Tuttavia si è contestato che di tale stratagemma più che un potere correttivo della pietra fosse apprezzabile semmai il potere riposante per la vista: la pietra colorata, infatti, fungeva da filtro colorato che simulava gli odierni effetti degli "occhiale da sole". La veridicità di una simile spiegazione non è del tutto da escludere considerando che assistere a uno spettacolo di gladiatori implicava stare per ore a fissare atleti scontrarsi; l'effetto del sole sulla sabbia dell'arena dove avvenivano gli incontri poteva essere abbacinate alla lunga (notare peraltro che l'uso del terina "arena" per "stadio" deriva proprio dal latino, dove arena,-ae significa anzitutto "sabbia"; per analogia il termine viene espanso ad indicare l'intera area dell'edificio ludico riempita di sabbia come pavimentazione e per espansione l'intero edificio stesso).

Il fatto che in antico l'ottica fosse oggetto di studio approfondito e che i primi passi per la nascita delle lenti da vista siano partiti in antico è ben presto dimostrato: prima dell'avvento degli occhiali vennero certamente le lenti e curiosamente sono state trovate raffigurazioni di “menischi”, lenti convesse da una parte e concave dall'altra (di forma simile a una parentesi tonda), in testi egizi risalenti a quasi 3 mila anni fa. Inoltre lo studio dell'ottica è accertato per la fabbricazione di lenti da applicare alle statue per renderle più veritiere e dare come l'impressione che con lo sgurdo esse seguissero l'osservatore. Il commediografo greco Aristofane (V secolo a.C.) sapeva che il vetro poteva essere utilizzato come lente focale, basti pensare alle lenti utilizzate per accendere il fuoco descritte nella commedia “Le nuvole” e anche agli specchi ustori (incendiari) di Archimede (III secolo a. C.) attestano questo uso.

Resta il fatto che Marco Tullio Cicerone (età cesariana e primo-imperiale) scriveva al suo amico Attico che in vecchiaia non riusciva più a leggere e doveva farsi recitare ad alta voce ogni cosa dagli schiavi. Gli egizi, i greci e i romani, in sostanza quindi, molto probabilmente non avevano occhiali ma tuttalpiù qualche strumento che sfruttava leggi ottiche non ancora ben definite, anche se avevano elaborato alcune teorie al riguardo.

Attorno all'anno 50 d.C., ad esempio, come già anticipato, Seneca scoprì che gli oggetti apparivano più grandi e più definiti se osservati attraverso una boccia di vetro piena d'acqua. Più indietro dell'epoca imperiale romana, nell'antica Cina, lenti chiamate occhiali esistevano, tuttavia si riteneva aiutassero gli ipovedenti grazie alle energie immaginarie dello "Yoh Shui".

 

Tolomeo circa 150 anni dopo Cristo scoprì alcuni fondamentali fenomeni ottici che si ripetevano con regolarità per quanto riguardava la rifrazione della luce e scriveva trattati esaurienti al riguardo.

 

Con le attestazioni scritte facciamo qui un grande salto: Nell'undicesimo secolo, l'astronomo e matematico Abu Alì al-Hasan ibn al-Hai-tham, meglio conosciuto come Alhazen, scrisse nel suo "Opticae thesaurus" che era possibile ingrandire gli oggetti utilizzando una sfera di vetro. Il suo trattato fu tradotto in latino nel 1240 e probabilmente, i primi a mettere in pratica le teorie di Alhazen furono dei monaci inglesi e tedeschi che utilizzavano «vetri per leggere» convessi, ottenuti dalla lavorazione del cristallo collocati al di sopra del testo, permettendo così ai monaci affetti da ipermetropia di leggere di nuovo. I monaci del Medioevo, infatti, inventarono, in base alle teorie del matematico, la cosiddetta "pietra di lettura", usando perlopiù cristallo di rocca oppure un pietre dure (specie il berillio); questi strumenti avevano forma semisferica e in virtù di ciò riuscivano ad ingrandire la scrittura. Forse queste lenti non venivano applicatte all'occhio ma passte sul testo come "lenti di ingrandimento". Lo stratagemma per aiutare la vista dei monaci inglesi e tedeschi sembra quindi ancora diverso da quello costituito dagli occhiali, ma certo già questo testimonia passi avanti verso la realizzazione di strumenti per vedere: si era ormai consci della necessità di correggere i difetti visivi ma anche della possibilità di farlo sfruttando specifiche proprietà delle lenti.Non è un caso se la storia delle lenti appare connessa al ministero monacale: i monaci che si rovinavano la vista copiando,traducendo, abbellendo e miniando antichi testi erano pressocchè all'ordine del giorno e rimedi per combattere età e affaticamento un bene quantomeno necessario. Questi primi "occhiali" ci riportano alla denominazione “bericoli"( nome associato appunto al materiale berillo) attribuito a una particolare montatura, in pratica due lenti inserite in due cerchi pesanti di legno o corno, ognuno sormontato da un’asticella e le due asticelle erano tenute insieme da un chiodo. Il nome bericoli sarà quindi in certi casi stato usato per identificare forme che noi già identificheremmo come occhiali veri e propri.

 

La scienza si applicava intanto alla ricerca di nuove caratteristiche ottiche studiando le lenti. Ruggero Bacone, nel 1250 circa, forniva la prova che gli ipovedenti potevano tornare a leggere le lettere grazie a lenti molate, ma ci vollero ancora 300 anni perché Snellius, fra il 1600 e il 1620, formulasse le leggi della rifrazione che spiegassero il perchè di tutto questo. E' interessante il fatto che Bacone, ben visto e protetto dal Papa Clemente IV, quando il pontefice morì fu costretto a proseguire i suoi studi in segreto ma, venne scoperto ed imprigionato.

 

L'evoluzione tecnica della lavorazione del vetro è a sua volta sicuramente alla base della creazioni di lenti migliori poi servite per la creazione dei primi occhiali. Già dopo l'Anno Mille le tecniche di molatura e lucidatura delle lenti arrivarono a un livello tale da consentire al fisico arabo Ibn al Haytham, nella sua “Ottica” (1021), di studiare le proprietà delle immagini ingrandite. La traduzione latina di quest'opera, nel XII secolo, fu determinante per l'invenzione degli occhiali, che avvenne in Italia probabilmente nel secolo successivo.

Il “ De iride”del francescano inglese Roberto Crossatesta (1175-1253) riporta infatti già l'uso diffuso di strumenti ottici da parte di chi non vedeva bene, e “l'Opus majus” di Ruggero Bacone (1214-1294) descrive in modo particolareggiato le lenti d'ingrandimento. Se ciò è vero, i due testi di Crossatesta e Bacone sono indicativi più o meno dell'epoca in cui i prototipi degli occhiali cominciavano a diffondersi -perlomeno come semplici lenti-.

 

Un grande aiuto alla definizione cronologica della nascita degli occhiali ci viene anche dalle raffigurazioni pittoriche che si sono conservati fino ad oggi. Nei loro quadri a carattere religioso molti pittori del XV secolo raffiguravano i personaggi con occhiali. Infatti nei quadri veniva riprodotto dai pittori il modo di vivere e gli oggetti di uso comune nell'età loro contemporanea, e ciò oggi fornisce a noi una serie di importanti indicazioni: l'invenzione degli occhiali -comprensivi anche di montatura- si colloca probabilmente ben prima del XV secolo.

Una nota tradizione però discutibile, elaborata su base iconografica, ad esempio, vuole nel dottore della chiesa Sofronio Eusebio Girolamo, vissuto fra il 340 e il 420 d.C., l'inventore degli occhiali. Sono numerosi i quadri nei quali egli viene raffigurato con il leone, un teschio e un paio di occhiali e da allora è stato considerato il patrono degli occhialai, ma più per l'usus iconografico che non per reali meriti d'inventore.

Ghirlandaio, San Girolamo nello studio, Chiesa di Ognissanti, 1480, 184 x 119 cm

 

 Ghirlandaio, S.Girolamo nello Studio, Chiesa di Ognissanti, Firenze, 1480

 

 

 

 

Antonello da Messina, San Girolamo nello studio, National Gallery, Londra, 1474-1475

 

 

 

Dettaglio del ritratto di Ugone di Provenza, dipinto da Tommaso da Modena nel 1352

 

 

A conferma del fatto che nel XIV secolo gli occhiali esistessero già concorrono i primi documenti sicuramente veri e ancora esistenti intorno all'invenzione degli occhiali, localizzabili inVeneto, a partire dal dipinto del cardinale Ugone di Provenza, eseguito daTommaso da Modena nel 1352, anche se si attesta un riscontro documentato (già nel 1286) della produzione di un paio di occhiali (con lenti biconvesse) a Pisa.

 

 

Si suole però indicare in Venezia il luogo di prima produzione degli occhiali o comunque si sottolinea la probabilità di in intervento veneziano alla loro creazione. Certo è che Venezia dopo il Mille era tra i pochi centri in grado di produrre vetro bianco. Già dal 1100 la Serenissima, cogliendo l'importanza di mantenere segreta l'arte della produzione del vetro, confinò le fornaci sull'isola di Murano con la scusa della pericolosità di queste nell'ambito di una città costruita prevalentemente con il legname del Cadore e della Carnia, e pertanto vietava espressamente ogni fonte di traffico a forestieri e veneziani sia interna che esterna. Si evidenzia perciò che la produzione di lenti a Venezia era oramai fortemente presente. Dalle officine del vetro della celeberrima isola veneziana di Murano vennero anche le prime lenti molate, inizialmente pensate per un solo occhio.

 

Nei Capitolari delle Arti Veneziane del 1284 si distinguono gli occhiali (roidi da ogli) dalle lenti d'ingrandimento (lapides ad legendum), e si prevedono pene per chi fabbrica occhiali in vetro: significa che l'arte di costruirli non è recente, poiché solo un'arte consolidata è remunerativa in maniera tale da giustificare una contraffazione. È probabile che qualche cristalliere spinto dal basso prezzo del vetro e dalla maggior facilità di lavorazione commerciasse questo spacciandolo per cristallo. Particolarmente importante per la nostra ricostruzione risulta il Capitolare del 2 aprile 1300, dove al capitolo XL vengono indicati una serie di oggetti tra i quali figurano le lenti d'ingrandimento e per la prima volta le lenti per occhiali (roidi de botacelis et da ogli e lapides ad legendum). Faranno seguito un nuovo capitolare nel 1301 e successivi fino al 1330, passando dal latino al volgare e assumendo la dizione: rodoli de vero per ogli per lezer.

Il 23 febbraio del 1305 si registra una predica presso la chiesa di Santa Maria Novella in Firenze (consultabile nei codici Riccardiani, Ashburnhamiano e Palatino), in cui il domenicano beato Giordano da Pisa o Rivalto comunica al popolo che non è ancora venti anni che si trovò l'arte di fare gli occhiali che fanno vedere bene, ch'è una delle migliori arti e delle più necessarie che 'l mondo abbia, ed è così poco che si trovò: arte novella che mai non fu... io vidi colui, che prima le trovò, e fece e favellargli. Di qualche anno dopo è il documento della Cronaca del convento domenicano di Santa Caterina (Pisa), ove risiedeva il beato Giordano, in cui si ricorda frate Alessandro della Spina, morto nel 1313 modesto e buono, il quale "quello che fatto vedeva sapeva egli rifare. Gli occhiali (ocularia) che altri per primo aveva fatto e non voleva comunicarne il segreto, fece egli ed a tutti comunicò lieto (ylari) e volonteroso".

Questi due documenti saranno il principio di un falso seicentesco ad opera di Ferdinando Leopoldo Del Migliore: nel suo libro del 1684 Firenze città nobilissima illustrata, per campanilismo attribuirà l'invenzione degli occhiali a un fiorentino, tale Salvino degli Armati. Il falso fu smascherato da Isidoro del Lungo (in Arch. Stor. It. LXXVIII, 1920 La vicenda di un'impostura erudita) e Alessandro Volpi, accademico della Crusca, nel 1909. E' stata elaborata l'ipotesi, non confermata, per cui Giordano da Rivalto, presi i voti nel 1280 presso il convento di Santa Caterina, si strasferì a Bologna per approfondire i suoi studi prima di raggiungere Parigi, dalla quale sarebbe rientrato nel 1302. Durante il soggiorno a Bologna avrebbe avuto così modo di conoscere i confratelli veneziani che avevano la loro sede nel cuore pulsante della città, presso la chiesa di San Giacometto a Rialto; così avrebbe potuto conoscere colui che aveva inventato l'occhiale ma non di conoscerne il segreto della produzione, in quanto vietatissimo dalla Serenissima. Al suo rientro a Pisa il beato Giordano aveva 40 anni (si apprestava pertanto all'età della presbiopia), e frate Alessandro, visto un paio di questi portato dal beato Giordano, fu capace di riprodurli, e perciò fu il primo a divulgare in Toscana l'arte della costruzione degli occhiali.

 

I primi esemplari di Occhiali, non li chiamiamo più Bericoli, fecero la loro comparsa solo alla fine del XIII secolo; a quest'epoca infatti, infatti, a qualcuno venne l'idea di inserire due pezzi di vetro molato in un telaio di legno o corno e di creare uno strumento unico, molto simile a quello che conosciamo noi. Era costituitoduө lenti unite da un archettο in modο tale da appogiarlі аgli ocсhi mа sempre tenedoli con una mаno .Le lenti forse divennero occhiali circa nel 1280, quando Alessandro Spina unì due vetri molati con un ponticello. Tuttavia il loro uso si diffuse, soprattutto in Inghilterra, solo nel XVII secolo dopo che l’astronomo Johannes Kepler ebbe pubblicato dei testi in cui spiegava l’uso corretto delle lenti e soprattutto la differenza tra lenti concave e lenti convesse.

 

La storia delle montatore a questo punto è tutta in crescendo.

I“pince-nez”, da “pinzarsi” sul naso, erano diffusi dal Medioevo fino a buona parte del XIX secolo ma molti modelli dovettero continuare a essere sorretti con le mani.

Ci vollero oltre 500 anni prima che si avesse l’idea di aggiungervi le stanghette.  Furono ideate solo nel 1727 dall'ottico inglese Edward Scarlett (anche se attribuisce a Girolamo Savonarola, nel 400, l'idea di passare un nastro attorno alla testa per assicurare le lenti). All’inizio erano piuttosto corte, terminanti genөralmente in una sorta di anello chө schiacciavа lө tempie. Verso la seconda metà del XVIII, le stanghette cominciaгono ad allungarsi, talvolta іn mοdo esageratο, ө numerosi meccanismi permisero di farle scοrrere, piegarle ο renderlө regolabili.

 La novità ebbe a lungo come concorrenti i fassamani (dal francese “face à main,” “faccia a mano”). Ce n'erano “a forbice”, che si tenevano in mano da sotto il naso, o “à lorgnette”, retti da un'asta laterale spesso in materiale prezioso, lavorata o decorata. 

 

Dalla sperimentazione empirica delle leggi ottiche per lìatto correttivo si passò presto alla applicazione sistematica dei principi scientifici: l'applicazione razionale degli occhiali si deve a Franciscus Donders, oftalmologo olandese, che per primo prescrisse lenti con potere corrispondente alla correzione del difetto visivo.

Nel 1780 Benjamin Franklin inventò le lenti bifocali.

Dovettero poi passare ancora molti secoli prima di arrivare al 1850 circa, quando gli occhiali assunsero la forma che oggi conosciamo.

Le prime lenti a contatto datano a prima di quanto molti potrebbero pensare: alla fine dell’800 per opera del tedesco Adolf Eugen Fick.

Primo catalogo da ottico. Datato al 1600 circa, è originario di Ratisbona, in Germania.

 

Questa è una breve cronologia dell'evoluzione della forma degli occhiali:

Occhiali a perno (1200-1300 d.C.)

Occhiali a ponte (1400-1500 d.C.)
Occhiali da cappello, da viso, con cinghia e
con cordoncino (1400-1600 d.C.)
Occhiali cinesi e giapponesi (1500-1700 d.C.)
Occhiali a ponte con lame, a molla, di Norimberga e a snodo (1500-1700 d.c.)
Modelli monoculari, lenti d'ingrandimento e monocoli (1200-2000 d.C.)
Fassamani a forbice (1700-1900 d.C.)
Lorgnette, lorgnette a snodo e a molla (1700-1900 d.C.)
Binocoli da teatro e cannocchiali (1700-1800 d.C.)
Occhiali con anello, da parrucca e tempiali
(1700-1900 d.C.)
I pince-nez (1800-1900 d.C.)
Occhiali senza montatura (1800-1900 d.C.)
Occhiali da viaggio e di protezione (1800-1950
Lo sviluppo degli occhiali tempiali (1900-1920 d.C.)
Occhiali in polietilene e celluloide (anni Venti)
Occhiali Perivist, da aviatore e senza montatura (anni Trenta)
Occhiali a maschera (anni Quaranta)
Occhiali a farfalla, Nylor e da sole (anni Cinquanta)
Op Art. personaggi famosi e figli dei fiori (anni Sessanta)
Tendenza Maxi e montature bizzarre (anni Settanta)
Ray-Ban e Polaroid (anni Ottanta)
L'avvento degli occhiali griffati e sportivi (anni Novanta)

 

Vari modelli

 

 

In sostanza, definire davvero chi abbia inventato gli occhiali sembra impossibile. Piuttosto possiamo datare alla seconda metà del XIII secolo la sua fattiva stabilizzazione nell'uso.

La presenza di fonti iconografiche e reperti ci può aiutare grandemente a stabilire l'evoluzione dei modelli che nel corso dei secolo sono mutati enormemente. Oggi, in fatto di occhiali, abbiamo solo l’imbarazzo della scelta, su usi, montature e colori, possiamo addirittura dar sfogo alla nostra vanità cambiando il colore degli occhi tramite le lenti a contatto. Possedere un occhiale nel Medioevo equivaleva ad acquisire lo status di persona sapiente e dotto. Oggi invece, da strumento più o meno a portata di tutti per la correzione dei difetti visivi, l'occhiale si è addirittura trasformato in un semplice accessorio.

Buona visione!

                                                                  

Fonti:

Sitografia:

http://it.wikipedia.org/wiki/Occhiali

http://www.apoa.it/documenti/gli_occhiali.pdf

http://www.libriefavolediniki.com/blog/2012/11/15/Breve-storia-degli-occhiali.aspx

http://maurogoretti.blogspot.it/2012/06/come-sono-nati-gli-occhiali.html

http://freeforumzone.leonardo.it/lofi/In-Egitto-le-lenti-pi-antiche-mai-conosciute/D9290468.html

http://occhiali-da-sole.myblog.it/

Bibliografia:

aa.vv. OCCHIALI DA VISTA & DA SOLE, editore PEPIN, 2006

 

                                                                  -Arianna-

Argomento: Gli occhiali attraverso i secoli

Ricetti

Patrick | 16.02.2013

Bellissimo questo articolo!

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